Posts contrassegnato dai tag ‘pensiero laterale’

h1

Menu di Giò: primavera

marzo 21, 2011

Nei “Menu di Giò” trovate una selezione degli articoli pubblicati. Se é la prima volta che inciampate su questo blog potete farvi un’idea dei contenuti….senza fare troppi “click” :-P

Antipasto:
Chi é Giovanni (link)
Le facce di Giò (link)

Primo:
Giò é Colin Bumba Harris (link)
Allenamento “laterale” di Giò (link)

Secondo:
Riflessioni di Giò (link)
Giò Form-attore (link)

Dolce:
Il Raffreddore di Giò (link)

Buon appetito!

G.

h1

Il teatro nel mondo del lavoro. Applicazioni attuali e ipotesi di sviluppo

marzo 1, 2011

di Roberto Micali - Associazione Culturale ArTeMuDa

L’accostamento fra il mondo del lavoro e il mondo del teatro è spesso considerato un’operazione seducente ma “scandalosa” nella nostra cultura, poiché mette in relazione un sistema orientato alla produttività, alla razionalità e al profitto con un sistema di natura artistica basato sul gioco, sull’espressività e sulla creatività. Eppure i punti di contatto, reali o potenziali, tra il sistema-lavoro e il sistema-teatro sono molteplici: forme, strumenti e tecniche di origine teatrale sono ormai da tempo utilizzate dalle organizzazioni lavorative con diversi obiettivi, così come la metafora teatrale è applicata al sistema-lavoro per analizzarne il funzionamento.

Utilizzare in azienda strumenti dotati di un livello di coinvolgimento capace di superare la sfera cognitiva, come il teatro, e di attivare anche la componente emotiva dei partecipanti è un modo per “decongestionare” le risorse del lavoratore ed allontanare potenziali situazioni di stress. I cosiddetti metodi del tipo “come fare per…”, anziché aiutare il lavoratore a distribuire più equamente le proprie risorse, lo costringono ad usare la sua parte più utilizzata, vale a dire quella razionale. Si tratta invece di ridistribuire il carico emotivo per evitare collassi.

Da qui nasce la curiosità del mondo del lavoro per il mondo del teatro, visto come serbatoio di tecniche e strumenti artistici creativi dotati di un forte impatto emotivo. Il mondo del lavoro esplora il mondo del teatro e resta affascinato dalla sua forza, dalle sue capacità comunicative, dalla sua dimensione ludica, dalla sua funzione specchio, dal suo gioco dei ruoli e del “come se”, dalla presenza scenica dell’attore, dall’uso del corpo e della voce. Il mondo del lavoro chiama il mondo del teatro, che risponde e offre i suoi strumenti, le sue forme, i suoi attori. Questi attori diventano formatori d’azienda, comunicatori d’impresa, esperti di simulazione, addetti alle relazioni, consulenti per il settore delle risorse umane, speaker in conferenze, team manager.

Il mondo del teatro propone i propri strumenti al mondo del lavoro, che li adatta ai propri obiettivi: formare, comunicare, promuovere, sensibilizzare, celebrare, divertire, far riflettere, simulare. L’azienda scopre che l’uso della mediazione teatrale non solo non è incompatibile con le attività produttive, ma aiuta persino a raggiungere gli obiettivi in modo più efficiente ed efficace. Fare, ad esempio, formazione per milleduecento dipendenti con una singola lezione spettacolo, anziché con un cospicuo numero di lezioni “tradizionali” in aula a piccoli gruppi, è una prospettiva sempre più apprezzata. Il mondo del teatro esporta strumenti, forme, personaggi, storie, di cui l’organizzazione lavorativa si appropria, applicandoli ai propri processi e alle proprie funzioni. Il mondo del lavoro scopre la dimensione ludica del teatro che attiva la creatività e l’emotività. Al mondo del lavoro interessa, inoltre, la dimensione di evento del teatro, che crea l’occasione per ritrovarsi tutti insieme, nello stesso luogo, per assistere ad un avvenimento che riguarda ognuno.

Diverse sono le modalità di utilizzo del teatro nel lavoro. [...]

Portare il teatro in azienda significa spesso portare uno spettacolo teatrale all’interno dell’ambiente lavorativo, perlopiù con obiettivi didattici e formativi. Troppo spesso dall’uso degli strumenti a mediazione teatrale ci si aspetta un prodotto fortemente orientato agli obiettivi dell’azienda: la comunicazione del messaggio, la promozione del prodotto, la formazione dei dipendenti. Anche la componente temporale può condizionare le modalità di realizzazione del prodotto teatrale d’impresa. Agli attori, ai formatori o ai consulenti che entrano in azienda viene chiesto di produrre qualcosa di quantificabile in breve tempo. Il più delle volte è uno “spettacolo-saggio”, dove l’impresa e i suoi protagonisti sono il soggetto della drammaturgia. Altre volte il mondo del lavoro cerca di acquisire una tecnica. Tutto ciò è perfettamente coerente con l’ottica finalizzata dell’azienda, dove si ricerca l’adeguazione dei mezzi ai fini, dove tutta l’energia è scaricata nel prodotto finale, senza ’perdere’ tempo né energie lungo il precorso. Il teatro è considerato alla stregua di una strategia che, inserita nella catena di produzione, consente di ottenere risultati migliori in minor tempo.

Ma il teatro, se vuole mantenere la sua dimensione formativa extra-quotidiana, non può agire nello stesso tempo e nello stesso spazio dell’impresa.

Proviamo allora a pensare ad un teatro nel lavoro come a un teatro-artigiano, che opera sulla persona, centro dell’organizzazione, e che impiega una quantità di energia e di tempo per produrre risultati sorprendentemente piccoli, ma pregiati e preziosi. Questo é il teatro come lavoro, che impiega la forza del training dell’attore per portare il lavoratore in uno spazio e in un tempo altri, dove sperimentare e sperimentarsi, dove esplorare l’eventuale, dove indagare i rapporti e dove il processo teatrale é più importante del prodotto teatrale. I benefici per l’organizzazione non sarebbero così evidenti e immediatamente riconducibili ad uno specifico prodotto finale ma il lavoratore, sottoposto alla stessa forza del training a cui è sottoposto l’attore nello spazio e nel tempo del laboratorio, aumenterebbe le proprie superfici di sensibilità, pronto a tornare nello spazio e nel tempo del lavoro dilatato.

Quando il mondo del lavoro sarà disposto ad accogliere non solo il teatro nel lavoro ma anche il teatro come lavoro, quando il mondo del lavoro sarà disposto a “sprecare” una parte delle energie per «sprigionare Senso ai lati» , quando la forza del teatro inizierà a lavorare più sulla (e per la) persona che sul (e per il) sistema lavoro, allora si potrà dire che il “buffone di corte” sarà entrato nel mondo del lavoro con dignità regale.

Fonti: youtube, artemuda, cataspell

h1

Tempo Reale I

novembre 25, 2010

Ansa.it 24-11-2010 ore 23.14
Milano, Fede aggredito pugni in un ristorante
Il ristoratore: – Aveva ordinato schiaffoni all’arrabbiata.

Ansa.it 24-11-2010 ore 23.17
Napolitano, inqualificabili speculazioni su miei poteri
Un testimone: – L’ho visto arrampicarsi senza mani in Piazza del Popolo sull’attico di Mara Venier.

Repubblica.it 25-11-2010 ore 13.41
Perugia, manifestazione studenti davanti mensa
Non gradita la mousse al cioccolato della Lindt.

Repubblica.it 25-11-2010 ore 14.25
Gelmini consegna a Fli lista emendamenti su cui “non fare scherzi”
Fini li ritocca aggiungendo qualche errore di ortografia, macchie di nutella e un naso rosso.

Repubblica.it 25-11-2010 ore 14.59
“Occuperemo il Vaticano”: ad urlarlo gli studenti uscendo dal Colosseo
“E ‘sti cazzi?” – risponde il cardinal Ruini.

G.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.