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Un palco…inaspettato

luglio 3, 2010

Il 12 giugno scorso mi sono ritrovato al Teatro Duse con Sergio Zecca, i Giamemanki, Roberto Celestini, Manuela Montagner e altri amici del Lab7. L’occasione é stata una serata di beneficenza organizzata dalla dott.ssa Rossella Corea e dal gruppo Reiki Universale. Per l’occasione ho riproposto il “monologo del pompiere” di E. Ionesco, “questa é l’arte” dei Monty Phyton con Manuela Montagner…e per la volta mi sono cimentato in pubblico con un monologo mix di due pezzi di Alessandro Bergonzoni tratti da “E’ già mercoledì e io no” e “Le Balene restino sedute”.

Il “bravo presentatore-mattatore…-attore” della serata é stato Sergio Zecca. Ecco una delle sue esibizioni più fantasiose di qualche anno fa che ho ritrovato in Rete…

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“Il Raffreddore” – monologo del pompiere

maggio 21, 2009

Brano tratto dallo spettacolo “Parole a Memoria” in scena al Teatro Sette nel giugno del 2005.

“Il Pompiere” é tratto dalla “Cantante Calva” di E.Ionesco il padre del “Teatro dell’assurdo” che, attraverso giochi di parole e invenzioni grottesche, ha voluto descrivere l’incomunicabilità e l’estraniamento che caratterezzano la vita dell’uomo nel XX secolo.

Il mio gusto per il paradossale (Stefano Benni) e l’invenzione linguistica (Alessandro Bergonzoni) mi ha facilitato nell’approccio al testo…in più… grazie al “placet” di Sergio ho potuto “arricchire” il testo con citazioni prese (udite!udite!) da canzoni degli….Squallor! :-) )

Probabilmente gli amanti del teatro “classico” rabbrividiranno ma…l’effetto non é poi così male….

“Mio cognato, dal lato paterno, aveva un cugino germano, lo zio materno del quale aveva un suocero di cui il nonno paterno aveva sposato in seconde nozze una giovane indigena, il cui fratello, nei suoi viaggi (durante una turné negli appennini tosco-cubani), aveva incontrato una ragazza della quale si era innamorato e dalla quale aveva avuto un figlio che sposò poi un’intrepida farmacista, la quale altro non era che la nipote di uno sconosciuto quartiermastro della Marina Britannica, il cui padre adottivo aveva una zia in grado di parlare correttamente lo spagnolo e che era, forse, una delle nipoti di un ingegnere morto in giovane età (per una dose eccessiva di thé al limone), nipote a sua volta di un proprietario di vigne dalle quali si ricava un vino assai mediocre, ma che aveva un cugino, casalingo e sottotenente, il cui figlio aveva sposato una graziosissima signora, un pò divorziata, il primo  marito della quale era figlio di un vero patriota che aveva saputo educare le sue figlie nell’ambizione di far fortuna, la quale era riuscita a sposare un fattorino che aveva conosciuto Rothschild e il cui fratello, dopo aver cambiato parecchi mestieri (e un breve tirocinio come anestesista al Teatro dell’Opera), si sposò ed ebbe una figlia, il cui bisnonno, gracilino, portava gli occhiali che gli aveva regalati un suo cugino, cognato di un portoghese,(…se non ricordo male) figlio naturale di un mugnaio, non troppo povero, il fratello di latte del quale aveva preso in moglie la figlia di un medico di campagna, a sua volta fratello di latte di un lattaio, a sua volta figlio naturale di un altro medico di campagna, sposato tre volte di seguito, e di cui la terza moglie… era la figlia della migliore levatrice della regione e che, vedova di buonora…… si era sposata con un vetraio pieno di zelo, il quale, alla figlia di un capostazione, aveva fatto un figlio destinato a fare la sua strada… E aveva sposato una venditrice di spazzature, il cui padre aveva un fratello, sindaco di una piccola città, che aveva preso in moglie una maestra bionda, il cugino della quale, pescatore con rete… aveva preso in moglie un’altra maestra bionda, chiamata Maria, il cui fratello aveva sposato un’altra Maria, anche lei maestra bionda… il cui padre (…primo corno con l’obbligo del secondo controfagotto nell’orchestra sinfonica di Berlino Nord) era stato allevato nel Canada da una vecchia, che era nipote di un parroco, la nonna del quale, talvolta d’inverno, come capita a tutti, si buscava un raffreddore…”

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