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Qual é la strategia più efficace per imparare a parlare in pubblico?

agosto 15, 2011

La risposta è semplice ed immediata: parlare di qualcosa che ci appartiene profondamente e che padroneggiamo grazie alle nostre esperienze o ai nostri studi e che, dunque, sappiamo di sapere. Parlare di qualcosa che ha colpito la nostra attenzione e catturato il nostro interesse. Parlare di qualcosa che desideriamo veramente trasmettere e comunicare ai nostri ascoltatori. E soprattutto dedicare non 10 minuti a preparare il nostro discorso bensì … 10 ore!

Discorso di Steve Jobs ai neolaureati di Stanford

Ecco nove principi che ti aiuteranno moltissimo a preparare il tuo discorso:

1. Fai brevi note delle cose interessanti che vuoi menzionare.
Puoi scrivere qualche appunto su dei foglietti o preparare degli schemi contenenti le parole chiave che ti permettano di ricordare i concetti che tratterai.

2. Non scrivere il tuo discorso.
Perché? Perché ciò ti porterà a parlare utilizzando termini propri del linguaggio scritto, piuttosto che formulare frasi semplici ed immediate che ti permetteranno di parlare in modo sciolto e naturale risvegliando l’entusiasmo dei tuoi ascoltatori.

3. Mai, mai, mai imparare un discorso parola per parola.
Memorizzare un discorso implica correre un duplice rischio: il primo è quello di dimenticarlo, il secondo è quello di sembrare artificiali nella sua esposizione ed avere uno sguardo assente ed un tono di voce distaccato. Se devi preparare ed affrontare un discorso molto lungo, scrivi qualche appunto su un foglietto che potrai tenere in mano e al quale dare un’occhiata ogni tanto.

4. Arricchisci il tuo discorso con immagini ed esempi.
Il modo più semplice per rendere un discorso interessante, memorabile e comprensibile è quello di arricchirlo con molti esempi. La cosa più difficile nel preparare un discorso non è infatti trovare l’idea giusta o identificare ed esporre i contenuti, bensì trovare le immagini e gli esempi che esprimono quelle idee e concetti in modo chiaro, vivido ed indimenticabile. Senza “un’ancora mentale” che si imprime nella nostra memoria, dimentichiamo ben presto anche il discorso più brillante al quale abbiamo assistito.

5. Approfondisci il tuo argomento.
Fai in modo di diventare un vero e proprio esperto sull’argomento che stai trattando, raccogliendo il maggior numero di informazioni e conoscenze possibili. Ciò significa avere una risorsa preziosissima e una fonte in più, soprattutto nell’affrontare domande specifiche o insidiose e nel soddisfare ogni richiesta di approfondimento.

6. Prova il tuo discorso conversando con i tuoi colleghi.
Far pratica ed esercitarsi con i propri amici e colleghi è mille volte meglio che farlo da soli, gesticolando davanti ad uno specchio!

7. Usa supporti visivi quando sono appropriati.
L’uso di supporti audiovisivi può migliorare una presentazione, ma allo stesso tempo essi introducono potenziali ostacoli che bisogna superare se si vuole arrivare ad una presentazione eccellente. Per questa ragione il fulcro di una presentazione deve sempre rimanere il relatore e non il supporto. Scegli i supporti di volta in volta in modo tale che siano quanto più coerenti ed appropriati allo scopo, alle dimensioni del pubblico, alla strategia e al contenuto del messaggio, nonché alla disponibilità di risorse per prepararli e al “taglio” generale della presentazione.

8. Controlla le “farfalle” nello stomaco (tensione e nervosismo):
- attraverso alcuni respiri profondi
- ripetendoti (mentalmente o a voce alta) frasi di incoraggiamento
- con un po’ di attività fisica

9. Non imitare gli altri. Sii te stesso!
È un consiglio valido in ogni ambito della nostra vita personale e professionale. Ciascuno di noi è unico ed originale! Nessuno è mai stato esattamente come noi e nessuno lo sarà mai in futuro. È dunque fondamentale fare delle proprie peculiarità e individualità un punto di forza. Il discorso che ti prepari ad affrontare è parte integrante di te e rappresenta le tue esperienze e convinzioni, esprime la tua personalità e il tuo modo di vivere ed interpretare il mondo.

Fonte: www.dalecarnegie.it

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Sette comportamenti produttivi

giugno 15, 2010

Sette comportamenti produttivi consigliati da Michele Crudele

PENSARE PRIMA DI AGIRE
1. Accendere il cervello
2. La valutazione dell’urgenza e dell’importanza spetta a chi dirige
3. Progettare senza improvvisare: tempo dedicato, tempo guadagnato
4. Dare tempi certi per rispondere alle richieste

IMPARARE SULLA PELLE DEGLI ALTRI
1. Osservare comportamenti e soluzioni altrui con spirito critico e atteggiamento aperto alle novità
2. Raccogliere e studiare le buone pratiche, copiando quando è utile farlo
3. Analizzare gli insuccessi, indagando sulle cause
4. Non sempre il comportamento più frequente è la soluzione migliore

PRIVILEGIARE LA FUNZIONALITÀ
1. Pensare agli utenti del sistema o del servizio, simulando il loro comportamento
2. Analizzare l’interconnessione con altri sistemi per scoprire le situazioni critiche
3. Aggiungere l’estetica come atto finale, che a volte è necessaria, ma riverificare la funzionalità dopo averla aggiunta
4. Verificare dopo un certo tempo l’efficacia delle soluzioni adottate

CONCENTRARSI SU CIÒ CHE SI PUÒ CAMBIARE
1. Non si ha il potere di cambiare qualsiasi cosa: ci sono interessi superiori o persone che lo impediscono, ma non è un motivo di scoraggiamento
2. Mettere a fuoco il proprio campo di intervento, definendo bene le proprie competenze e responsabilità
3. Essere flessibili quando è necessario uscire dal proprio campo
4. Intervenire con cambiamenti progressivi quando non c’è consenso per un cambiamento radicale

OTTIMIZZARE LE ATTIVITÀ RIPETITIVE
1. Misurare tempi e costi senza valutazioni “a occhio”
2. Dedicare tempo a studiare come ridurre i costi: un miglioramento piccolo di un’attività frequente può portare grandi benefici
3. Non impiegare risorse per ridurre i costi di attività occasionali e non molto onerose

VALUTARE LE CONSEGUENZE DEI CAMBIAMENTI
1. Non tutti i cambiamenti sono necessari: attenti alla fantasia e frenesia del neofita
2. Non cambiare mai è perdente: non farsi condizionare dall’affermazione “Abbiamo sempre fatto così”
3. Sondare gli utenti, proponendo soluzioni alternative
4. Analizzare la stabilità di un sistema per evitare l’effetto farfalla: una piccola variazione può causare un disastro

CONDIVIDERE DECISIONI ED ESPERIENZE
1. La collegialità è vincente: più occhi vedono meglio di due
2. Far propria la decisione della maggioranza, ma se la direzione è composta da una sola persona, chiedere consulenze assumendosi la responsabilità
3. Lasciare traccia delle decisioni per chi continuerà il nostro lavoro
4. Registrare i fallimenti, cercando di spiegarne i motivi

Ascolta la lezione sui Sette comportamenti produttivi

Fonte: Crudele.it

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Formazione alternativa anzi…partecipativa!

aprile 10, 2010

Ormai da tempo si parla di “continous learning” cioé di un apprendimento che accompagna l’individuo per buona parte della sua esistenza. Una decina di anni fa ho tenuto un corso di office automation ad alcuni dipendenti del Ministero degli Esteri che lavoravano presso le ambasciate italiane di diversi Paesi. Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato l’interesse che i partecipanti hanno mostrato per un corso che – per quanto possa essere divertente inserire una clip art su word – non é che a priori dovesse suscitare particolare entusiasmo! Forse ciò che suscitava il loro l’interesse era la curiosità , curiosità nel capire gli strumenti che loro stavo presentando, nel confronto con colleghi conosciuti per la prima volta in quell’occasione, curiosità per un giovane formatore, “palesemente alle prime armi”, ma che cercava di trasmettere anche il proprio entusiasmo per quell’esperienza…Cosa non scontata visto che tra loro c’erano persone che da lì a pochi mesi sarebbero andate in pensione!!

Sul sito Mondo Digitale sono  pubblicate le competenze ritenute fondamentali nella società della conoscenza del 21° secolo sono:
- leadership e capacità decisionali
- comunicazione
- creatività, innovazione ed imprenditorialità
- pensiero critico e sistematico (contestuale)
- concentrazione e risoluzione dei problemi
- mnemonica
- ricerca (incluso Internet)
- capacità ludiche
- coscienza di sè e sviluppo personale
- gestione della salute, dello stress e delle emozioni
- capacità di costruire team e relazioni
- lavoro collaborativo
- coinvolgimento delle comunità
- empatia culturale (anziani, disabili, altre nazioni)

Molte di queste competenze si sviluppano solo con una continua pratica, esattamente come la forma fisica andando in palestra in maniera sistematica. Il non tenersi in “esercizio” comporta rischi notevoli. I grandi cambiamenti nell’ambito lavorativo hanno fatto si che proprio le persone in piena attività si sono trovate in grave difficoltà.  Con l’avvento e l’utilizzo delle nuove tecnologie il rischio è il “digital divide”, ovvero un divario tra chi ha accesso e padronanza di questi strumenti e chi non ne ha. Divario generazionale ma anche economico e culturale. Ma più in generale il rischio è quello di una ‘esclusione‘ di questi soggetti dalla società della conoscenza.

Se da una parte è indispensabile un predisposizione all’apprendimento, dall’altro metodi innovativi di insegnamento potrebbero facilitare questo…collegamento!

Alcuni strumenti

La multimedialità

Una soluzione potrebbe essere quella di trovare nuove metodologie di insegnamento che coinvolgano i partecipanti dal lato “emotivo“.
Da questo punto di vista la multimedialità, l’utilizzo di più media potrebbe rendere più coivolgente il processo di apprendimento (amicucciformazione).
Penso agli studenti, considerando la possibilità di studiare materie e argomenti con il supporto di dvd, fonti prese dalla rete: questo potrebbe invogliarli maggiormente all’apprendimento. Non a caso, si ricorda più facilmente una frase di un film che non il verso di una poesia! In edicola vediamo che quotidianamente molte riviste propongono collane di dvd con interviste a scienziati, o approfondimenti di testi classici e così via. L’utilizzo di più media può favorire la memorizzazione. Infatti il nostro cervello non immagazzina solo la nuda e cruda informazione,  ma ne richiama immagini, sensazioni, ricordi che sono associati in modo implicito a quell’informazione. Per esempio: ricordate il rigore di Grosso che ci ha fatto vincere il mondiale nel 2006? Non ci evoca forse una vasta gamma di emozioni, immagini assiciati a quel momento indimenticabile? (Il Grillo 16/11/1998)

La competizione

Altri due strumenti che potrebbero facilitare e invogliare all’apprendimento sono il gioco e la competizione.

Il gioco è uno strumento in grado di offrire percorsi di crescita e consapevolezza diretti non solo ai bambini, ma anche agli adulti. E’ un’occasione per reinventare sé stessi, per uscire dal proprio ruolo e dagli schemi di pensiero e comportamento abituali, per togliersi di dosso la solita “maschera”. E’ un modo per sperimentarsi, accettando nuove sfide, ben sapendo di essere in un ambiente protetto dove è possibile sfuggire alle conseguenze negative delle proprie azioni, diversamente da quanto accade nella vita reale. (Profumo di Carriera)

Vincere è decisivo in politica, nell’economia di mercato, in un concorso per un posto di lavoro, nello sport. La vita di un individuo è un susseguirsi continuo di competizioni nei quali il successo è spesso determinato dal fatto di riuscire a ottenere risultati migliori rispetto agli altri. (Il Grillo 16/11/1998)

E così é soprattutto nel gioco, qualunque esso sia. Mondiali di calcio, di freccette, di poker…di playstation ovviamente! Allora perché non provare ad immaginare dei campionati di excel, power point o word…le conoscenze e le abilità nell’utilizzare questi strumenti non sono sicuramente di secondo piano rispetto ad una partita di FIFA 2010…

Vi lascio con il link ad un’interessante lezione del Prof. Michele Crudele sull’approccio corretto all’informatica (clicca sull’immagine).

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