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Formazione alternativa anzi…partecipativa!

aprile 10, 2010

Ormai da tempo si parla di “continous learning” cioé di un apprendimento che accompagna l’individuo per buona parte della sua esistenza. Una decina di anni fa ho tenuto un corso di office automation ad alcuni dipendenti del Ministero degli Esteri che lavoravano presso le ambasciate italiane di diversi Paesi. Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato l’interesse che i partecipanti hanno mostrato per un corso che – per quanto possa essere divertente inserire una clip art su word – non é che a priori dovesse suscitare particolare entusiasmo! Forse ciò che suscitava il loro l’interesse era la curiosità , curiosità nel capire gli strumenti che loro stavo presentando, nel confronto con colleghi conosciuti per la prima volta in quell’occasione, curiosità per un giovane formatore, “palesemente alle prime armi”, ma che cercava di trasmettere anche il proprio entusiasmo per quell’esperienza…Cosa non scontata visto che tra loro c’erano persone che da lì a pochi mesi sarebbero andate in pensione!!

Sul sito Mondo Digitale sono  pubblicate le competenze ritenute fondamentali nella società della conoscenza del 21° secolo sono:
- leadership e capacità decisionali
- comunicazione
- creatività, innovazione ed imprenditorialità
- pensiero critico e sistematico (contestuale)
- concentrazione e risoluzione dei problemi
- mnemonica
- ricerca (incluso Internet)
- capacità ludiche
- coscienza di sè e sviluppo personale
- gestione della salute, dello stress e delle emozioni
- capacità di costruire team e relazioni
- lavoro collaborativo
- coinvolgimento delle comunità
- empatia culturale (anziani, disabili, altre nazioni)

Molte di queste competenze si sviluppano solo con una continua pratica, esattamente come la forma fisica andando in palestra in maniera sistematica. Il non tenersi in “esercizio” comporta rischi notevoli. I grandi cambiamenti nell’ambito lavorativo hanno fatto si che proprio le persone in piena attività si sono trovate in grave difficoltà.  Con l’avvento e l’utilizzo delle nuove tecnologie il rischio è il “digital divide”, ovvero un divario tra chi ha accesso e padronanza di questi strumenti e chi non ne ha. Divario generazionale ma anche economico e culturale. Ma più in generale il rischio è quello di una ‘esclusione‘ di questi soggetti dalla società della conoscenza.

Se da una parte è indispensabile un predisposizione all’apprendimento, dall’altro metodi innovativi di insegnamento potrebbero facilitare questo…collegamento!

Alcuni strumenti

La multimedialità

Una soluzione potrebbe essere quella di trovare nuove metodologie di insegnamento che coinvolgano i partecipanti dal lato “emotivo“.
Da questo punto di vista la multimedialità, l’utilizzo di più media potrebbe rendere più coivolgente il processo di apprendimento (amicucciformazione).
Penso agli studenti, considerando la possibilità di studiare materie e argomenti con il supporto di dvd, fonti prese dalla rete: questo potrebbe invogliarli maggiormente all’apprendimento. Non a caso, si ricorda più facilmente una frase di un film che non il verso di una poesia! In edicola vediamo che quotidianamente molte riviste propongono collane di dvd con interviste a scienziati, o approfondimenti di testi classici e così via. L’utilizzo di più media può favorire la memorizzazione. Infatti il nostro cervello non immagazzina solo la nuda e cruda informazione,  ma ne richiama immagini, sensazioni, ricordi che sono associati in modo implicito a quell’informazione. Per esempio: ricordate il rigore di Grosso che ci ha fatto vincere il mondiale nel 2006? Non ci evoca forse una vasta gamma di emozioni, immagini assiciati a quel momento indimenticabile? (Il Grillo 16/11/1998)

La competizione

Altri due strumenti che potrebbero facilitare e invogliare all’apprendimento sono il gioco e la competizione.

Il gioco è uno strumento in grado di offrire percorsi di crescita e consapevolezza diretti non solo ai bambini, ma anche agli adulti. E’ un’occasione per reinventare sé stessi, per uscire dal proprio ruolo e dagli schemi di pensiero e comportamento abituali, per togliersi di dosso la solita “maschera”. E’ un modo per sperimentarsi, accettando nuove sfide, ben sapendo di essere in un ambiente protetto dove è possibile sfuggire alle conseguenze negative delle proprie azioni, diversamente da quanto accade nella vita reale. (Profumo di Carriera)

Vincere è decisivo in politica, nell’economia di mercato, in un concorso per un posto di lavoro, nello sport. La vita di un individuo è un susseguirsi continuo di competizioni nei quali il successo è spesso determinato dal fatto di riuscire a ottenere risultati migliori rispetto agli altri. (Il Grillo 16/11/1998)

E così é soprattutto nel gioco, qualunque esso sia. Mondiali di calcio, di freccette, di poker…di playstation ovviamente! Allora perché non provare ad immaginare dei campionati di excel, power point o word…le conoscenze e le abilità nell’utilizzare questi strumenti non sono sicuramente di secondo piano rispetto ad una partita di FIFA 2010…

Vi lascio con il link ad un’interessante lezione del Prof. Michele Crudele sull’approccio corretto all’informatica (clicca sull’immagine).

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Sei personaggi in cerca di…..moderatore!!

marzo 13, 2010

Alcuni anni fa ho partecipato alla presentazione del libro “Guida anti-trash” di Sergio Talamo, giornalista e responsabile dell’ufficio di comunicazione del Formez. Nell’introduzione all’incontro l’autore metteva in evidenza il fatto che indipendentemente del “ruolo” ricoperto all’interno della propria azienda, o della società più in generale, siamo persone che comunicano, ognuno depositario di “tante storie da raccontare”.
Spesso ho ripensato a questa affermazione. Figlio, genitore, compagno, collega, responsabile, presidente… una molteplicità di ruoli (personaggi?) che ognuno di noi “interpreta” all’interno della società anche all’interno della stessa giornata! Ognuno con delle sue caratteristiche, con il proprio “protocollo di comunicazione”…con le proprie difficoltà. E proprio queste “difficoltà” ci fanno forse perdere l’obiettivo più importante cioé quello di vivere una vita piena.

Con l’acutizzarsi della crisi economica é aumentato lo stress da lavoro (ansia, senso di precarietà). La vita lavorativa, la vita familiare e quella sociale sono collegate senza soluzione di continuità e non esiste una separazione netta tra le nostre ore passate con i colleghi, quelle passate a casa con i famigliari, con gli amici. Questa situazione si traduce nel fatto che le tensioni accumulate nel luogo di lavoro, si sommano e interagiscono con quelle esterne e viceversa. È chiaro che una situazione stressante sul lavoro, si ripercuote in modo negativo sulla qualità della vita nel suo complesso e i suoi effetti si riverberano ben oltre le ore del lavoro. Cosa fare per non essere sopraffatti dall’io collega piuttosto che dall’io genitore? Allenarci a passare da un ruolo all’altro senza portarci dietro caratterizzazioni dell’altro…personaggio. Cosa difficile…ma se proviamo a vederlo come…un “gioco di ruolo” forse può farci ricordare che se vogliamo fare un appunto a nostro figlio possiamo evitare di iniziare la frase con “mi consenta”… Per questo l’esercizio teatrale, contestualizzato in base alle situazioni, potrebbe giovare soprattutto per osservare da un altro punto di vista alcune dinamiche che si instaurano in diversi contesti sociali (lavoro, famiglia, gruppo di amici).

Vi lascio con il trailer di “Gli ultimi saranno gli ultimi” interpretato dalla bravissima Paola Cortellesi, un’attrice con una capacità impressionante di entrare ed uscire dai personaggi…

 

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Un teatro per l’impresa…

marzo 8, 2010

Dare una definizione univoca di “teatro d’impresa” è alquanto difficile. Paolo Vergnani e Renata Borgato hanno cercato di organizzare metodi, strumenti e termini di un campo di difficile delimitazione nel libro Teatro d’Impresa. Ho voluto aprire questa sezione sul mio sito proprio per condividere pensieri ed esperienze su questi due mondi, quello aziendale e quello teatrale, e sulle loro possibili interazioni.
Da diversi anni mi divido tra questi due mondi e, un pò per caso, nell’ultimo anno ho cercato anche di…“linkarli”!!

L’idea di cominciare a scrivere mi é venuta leggendo questo articolo “Cogito, ergo pubblico” del prof. Michele Crudele. Oltre al sapere accademico che si può acquisire attraverso lezioni, corsi, pubblicazioni c’é anche un sapere frutto dell’esperienza quotidiana nelle proprie attività. Un sapere da organizzare…e condividere! Riguardo alle definizioni potete leggere il libro di Vergnani-Borgato oppure consultare rapidamente Wikipedia alla voce “Teatro d’impresa”.

Nel processo di apprendimento l’emozione gioca un ruolo fondamentale in quanto facilita la memorizzazione e proprio l’emozione può essere il legame tra questi due mondi, l’azienda e il teatro. Nei percorsi di apprendimento l’utilizzo di metafore tende a sviluppare una identificazione nel destinatario…e quale migliore metafora della vita c’é se non il teatro? Il Teatro non ha categoria ma si occupa della vita.
E’ proprio questo il supporto del teatro: mostra la vita, dai diversi punti di vista, li rende interpretabili e fa sviluppare una grande capacità di adattamento e di problem solving. Caratteristiche che sempre più la società ci richiede, in ogni ambito della nostra vita: dai rapporti interpersonali, a quelli scolastici, per finire con i rapporti lavorativi…

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